Ciao, mi chiamo Ferruccio e sono un professionista nell'ambito IT nei guai per colpa degli Studi di Settore. Parlando con amici ho scoperto che non sono l'unico in questa situazione, ma uno dei pochi che ha la volontà di narrartela e condividerla in modo che tu possa comprenderla. Offro la mia testimonianza per un fisco e una società civile migliore.

Questo blog è come un manga, va letto al contrario: dal post più vecchio a quello più recente.

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domenica 5 settembre 2010

Il mio processo tributario

Ho mantenuto il silenzio stampa perché ho cercato di ricrearmi un periodo di serenità dato che i tempi e gli sviluppi non dipendevano più da me.

Mi è stato inviato l'Avviso di Accertamento, il nome lascerebbe intendere l'avvio di una procedura di indagine per verificare se c'è stata evasione e quantificare il dovuto, invece è l'atto conclusivo di una procedura tributaria dove l'Agenzia delle Entrate ha gia' visionato tutte le carte contabili, mi ha ascoltato ed ha applicato il protocollo previsto per il non adeguamento allo Studio di Settore, nei limiti dettati dal software di gestione di questo problema. Purtroppo gli impiegati del fisco sono accecati dai premi per il denaro che recuperano dai contribuenti che non si accorgono quando anziché un recupero stanno perpetrando una rapina ai danni di chi le tasse già le paga tutte.

Il 23 settembre 2010 avrò il processo tributario di primo grado presso la sede provinciale a cui sono giunto dopo aver presentato il ricorso all'Avviso di Accertamento.

Oggi sto finendo di redigere la mia ultima memoria difensiva che devo depositare entro il 13 settembre per poterla avere negli atti del processo. Terminato questo compito pubblicherò ulteriori dettagli ed eventi capitati in questi mesi attinenti alla mia storia e all'argomento trattato.

Al di là dall'esito del mio processo, non voglio che la mia storia possa essere strumentalizzata a giustificare campagne di ostacolo all'azione di contrasto all'evasione fiscale di cui il nostro paese ha certamente bisogno, ma bensì ad evitare che altri onesti contribuenti finiscano stritolati da meccanismi giusti se applicati con cognizione e ragione.

lunedì 21 dicembre 2009

"Un momento che cerco di capire chi ho di fronte..."

Questa è la frase con cui mi ha accolto con i miei documenti la capo area oggi.

Siamo alla terza giornata di contraddittorio, anziché lasciare solo i documenti, approfitto che sono pochi per portarli subito alla capo area, anche perché il sottoposto è già impegnato in un altro contraddittorio con un altro contribuente.

Nutro la speranza che un chiarimento completo ora sia possibile e quindi la chiusura di questa pratica con l'archiviazione è lì alla portata di pochi minuti.


Passando fattura per fattura, verifica le dichiarazioni IVA via terminale dei miei fornitori: silenzio. E' tutto in regola, non ci sono fatture fasulle.

Spiego, ribadendo quanto già dichiarato, la natura della mia collaborazione per la realizzazione del software e dei servizi forniti alla pubblica amministrazione e quindi attendo domande e osservazioni che però appaiono sempre meno motivate.

«In base a quanto osservato e agli Studi di Settore, per il fatto che lei ha questa collaborazione che le fa assumere più oneri dell'altro professionista in quanto capo progetto, possiamo proporle una riduzione del 50%.»

Tento di rispiegare che non ho oneri maggiori del mio pari: ciascuno di noi ha il proprio commercialista, ciascuno la propria partita IVA, alle riunioni abbiamo partecipato sempre entrambi, non sussiste questa obiezione. Ma la sua posizione non cambia.

Un po' basito: ho fornito ogni collaborazione, ho spiegato tutto, ho mostrato tutto il mostrabile, non c'è nulla di irregolare; chiedo di parlare con la direttrice.

In pochi minuti sono dalla direttrice che è rapidamente stata messa al corrente dalla capo area e che mi ribadisce l'offerta.

«Non possiamo essere certi che lei non abbia evaso, i numeri sono quelli, ci dividiamo al 50% il rischio di aver sbagliato.»

Bella risposta, peccato che i soldi li debba tirare fuori io e non altri in questo gioco uno a te, uno a me, uno a te etc.
«Fossi un evasore probabilmente dovrei ritenermi fortunato, ma non avendo evaso nulla, questa cifra mi appare come un sopruso da parte vostra, da parte dello Stato.»

«Ho la contabilità in ordine, non avete trovato alcuna irregolarità». Risposta: «La contabilità è sempre in ordine, non è un dato a suo favore.»
«Se lo sapevo evitavo di pagare un commercialista se poi il suo lavoro non mi serve per dimostrare di essere in regola: avrei risparmiato negli anni sicuramente almeno parte della cifra che ora mi chiedete di versarvi.» Nessuna reazione.

Dico ancora che date queste condizioni devo valutare quindi se mantenere la partita IVA o se cercare altre soluzioni, mi risponde che posso mettere mano ai risparmi e chiudere il problema: come già mi ha dichiarato la capo area, se mi adeguo alla loro offerta, non sono classificato come evasore ed il fisco si considera soddisfatto.

Poi con tranquillità mi dice: «io sono stipendiata, non posso evadere, le trattenute sono sullo stipendio.»
A queste parole mi torna in mente la notizia pubblicata dai giornali di quegli impiegati dell'Entrate che come secondo lavoro redigevano le dichiarazioni dei redditi.
Però le rispondo che allora chiudo e vengo a farmi assumere dai loro uffici e la risposta è sorprendente... il guaio è che non stento per nulla a crederle.

Fatemi un accertamento bancario, propongo. «Gli accertamenti bancari non servono a nulla, magari lei sta tenendo i soldi su un conto di un lontano parente o amico.»
Ribatto che ho realizzato servizi per biblioteche, le biblioteche sono solo pubbliche, come avrei potuto avere un reddito occultato al fisco?

E negli anni precedenti e successivi lavoro con aziende che esigono sempre fattura, che talvolta pagano anche con notevoli ritardi o che, per fortuna molto raramente, non pagano affatto (vedi casi di fallimenti).

Vedendo l'inamovibilità da questa posizione di stallo, chiedo le cifre esatte, e mi dice che mi avviseranno quando i conteggi saranno pronti.
A conti fatti, valuterò con il commercialista i costi per procedere e a questo punto una strategia per affrontare il 'nemico pubblico'.

Dato il recente "scudo fiscale" con cui i grandi evasori regolarizzano la propria posizione versando un 5% sugli immani patrimoni evasi, e essendo stato un onesto contribuente per ora mi sento un fesso impotente e mazziato.

Se non riconoscono in me un cittadino onesto, che ha pagato regolarmente le tasse, ed io so che lo sono e che ho seguito la legge, inizio a chiedermi se forse questo errore di valutazione in realtà sia commesso con regolare frequenza.

Quanti altri che ho sentito dover pagare e che immaginavo avessero quindi torto, in realtà non erano evasori?
Certo l'evasione c'è e si vede, ma è un buon motivo per fare di tutta l'erba un fascio?

lunedì 14 dicembre 2009

Un sacco di buoni motivi

Ripercorrendo le offerte e le fatture del 2005 riaffiorano i problemi di quell'anno e i risultati conseguiti, in questi giorni ho elencato sia i miei motivi sia alcuni argomenti più generali che però possono giustificare il mio reddito rispetto alle aspettative del fisco risultanti dagli Studi di Settore.

In realtà il 2005, nonostante la contestazione di natura fiscale, non era stato un cattivo anno per la mia impresa, anzi dati i presupposti era stato un buon anno...

L'elenco delle mie ragioni è composto di 10 punti, tra i quali:

  • nel 2005 ho lavorato esclusivamente per la pubblica amministrazione
  • chi sviluppa software raramente riesce a farlo da solo; in un settore verticale come i servizi per i cataloghi per biblioteche, inoltre, serve una competenza degli standard e una conoscenza del lessico non facilmente affrontabili a chi è estraneo all'ambito; in questo settore ho lavorato sempre in coppia con un mio amico, anche lui professionista, come me dotato di regolare partita IVA.

Il primo punto già lascia intendere l'impossibilità di ottenere dei pagamenti dallo Stato in nero.
Il secondo giustifica che le spese per prestazione di lavoro siano il 50% delle cifre fatturate sul fronte biblioteche: il lavoro l'abbiamo fatto in due, il referente per questi lavori doveva essere unico, abbiamo spartito e fatturato, gli impegni e le spese tutto come da accordo iniziale tra le due parti.
Lo studio di settore nel mio ambito non prevede questo tipo di ripartizione, questo è sostanzialmente il motivo per cui il mio reddito non risulta congruo.

Espongo dunque tutti i miei 10 punti al mio commercialista che, con il sorriso di chi la sa più lunga, condivide la mia difesa e mi raccomanda di portare tutta la documentazione necessaria per quanto sostenuto e di fare pure nomi e cognomi nella memoria difensiva che rimarrà a verbale.
Tra tre giorni alle dieci abbiamo l'appuntamento con l'impiegato all'Agenzia delle Entrate.

sabato 21 novembre 2009

Ricevuta raccomandata su Accertamento anno di imposta 2005

Sono in pieno trasloco, ci siamo spostati da un appartamento all'altro in queste settimane, abbiamo quasi finito ed ecco che sorpresa: L'agenzia delle Entrate mi segnala che c'e' un problema in più da risolvere. Avviso di accertamento su dichiarazione dei redditi 2006 (anno di imposta 2005): non ero congruo ed ora mi invitano al contraddittorio. Mi perplimono pero' le cifre, sapevo di non essere congruo ma non ricordavo di così tanto. Certo ora sono calcolati gli interessi, le sanzioni; meglio se porto il tutto dal commercialista e cerco il faldone di quell'anno per rinfrescarmi la memoria. Il contradditorio e' fissato per il 17 dicembre, ma se voglio posso avere le sanzioni ridotte ad 1/8 se mi adeguo entro il 30 novembre: ho dichiarato il mio reddito reale, non ho nero né redditi occulti, perché mai dovrei accettare di pagare questa sovrattassa? Porto dal commercialista in questi giorni e poi rivediamo tutto per capire come funziona.